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Spruzzo di profumo dorato su fondo scuro, immagine del mercato della profumeria in Italia.

Profumeria: il settore dove il consumatore entra per “dare un’occhiata” e poi esce con 130 euro in meno.

Il mercato della profumeria in Italia: quanto vale e come cresce.

Il settore della profumeria in Italia continua a crescere. Nel 2024 il canale profumeria ha registrato un aumento delle vendite del 9,5%, con consumi complessivi superiori a 2,77 miliardi di euro.

Non male per un mercato che, a prima vista, potrebbe sembrare legato solo al piacere personale. In realtà, dietro un profumo, una crema viso o un prodotto make-up c’è molto di più: identità, status, desiderio di benessere, ricerca di gratificazione e, spesso, una buona dose di impulso.

Le fragranze si confermano protagoniste assolute. Nei punti vendita fisici rappresentano oltre il 43% delle vendite totali. Tradotto: la profumeria resta uno dei pochi luoghi in cui il consumatore vuole ancora provare, annusare, confrontare, farsi consigliare e magari convincersi che “sì, questo profumo mi rappresenta”.

Anche l’online cresce, soprattutto per profumi e make-up, mentre la skincare registra qualche segnale di rallentamento. Non significa che il consumatore abbia smesso di curarsi. Più probabilmente, è diventato più selettivo. O forse ha finalmente capito che non servono sette sieri diversi prima di andare a dormire.

Le previsioni restano positive: il settore potrebbe crescere del 6% nel 2025 e del 7,2% nel 2026, superando i 3,1 miliardi di euro di consumi complessivi. Naturalmente, l’incertezza economica resta un fattore da considerare. Perché il consumatore può anche amare il lusso accessibile, ma il carrello della spesa continua a ricordargli che la realtà esiste.

Interessante anche la differenza generazionale.

Per la Gen Z, profumo e make-up sono strumenti di espressione personale. Non compro solo un prodotto: costruisco un’identità, racconto chi sono, cambio stile, comunico qualcosa.

Per le generazioni più adulte, invece, la profumeria conserva spesso una componente più legata allo status, alla cura di sé, al benessere e alla qualità percepita.

Due logiche diverse, stesso risultato: il prodotto beauty resta un linguaggio molto potente.

Un altro fenomeno rilevante è il cosiddetto “effetto clessidra”. Il mercato tende a polarizzarsi: crescono da un lato i prodotti più accessibili, dall’altro quelli premium e di lusso. La fascia intermedia, invece, rischia di trovarsi nella posizione più scomoda: troppo cara per essere conveniente, troppo poco distintiva per essere desiderabile.

In questo scenario, la profumeria mantiene un ruolo specifico rispetto ad altri canali distributivi. Supermercati e farmacie lavorano su ampiezza di gamma e volumi. La profumeria, invece, vive di specializzazione, consulenza, esperienza e capacità di valorizzare categorie ad alto contenuto emozionale come fragranze e skincare viso.

La conclusione è semplice: la profumeria non è solo un canale di vendita.

È un piccolo laboratorio dei consumi contemporanei.

Dove si incrociano desiderio, identità, lusso accessibile, premiumizzazione e bisogno di sentirsi, almeno per qualche minuto, leggermente migliori della versione entrata dalla porta.

In Sintesi

Quanto vale il mercato della profumeria in Italia?

Nel 2024 il canale profumeria ha raggiunto consumi per quasi 2,8 miliardi di euro, con una crescita del 9,5% (fonte: Cosmetica Italia). È tra i canali più dinamici del beauty italiano.

Cos'è l'effetto clessidra nel beauty?

È la polarizzazione del mercato: crescono sia i prodotti accessibili sia quelli premium e di lusso, mentre la fascia intermedia resta schiacciata, troppo cara per essere conveniente e troppo poco distintiva per essere desiderabile.